Il campanile di Santa Maria Assunta

 detta anticamente  Santa Maria della Piazza

Ha resistito anche all’ultimo terremoto il bel campanile della Cattedrale ,oggi Concattedrale,dedicata a Santa Maria Assunta,che da secoli svetta  sul panorama matelicese.,col  colore rosato dei suoi mattoni ,visibile da ogni collina circostante.

Già lo storico Sennen Bigiaretti,in un numero della rivista Picenum  risalente al 1912 ,a proposito della   chiesa e delle sue bellezze,si soffermava sul “suo elegantissimo campanile  lombardesco,”ricordando che “fu eretto sotto  l’abate di Roti  Bartolomeo da Chio”nell’anno 1475.

“La chiesa prima era ad esso dinanzi.L’altra fu eretta ,più vasta ,al di dietro  nella fine del secolo XV  ma poi subì innovazioni nel 1635 perdendo l’unità di stile”.

Questo almeno il parere dell’illustre matelicese nei primi decenni del  Novecento .

Ma prima di lui lo storico matelicese  Camillo Acquacotta,alla pagina 149 delle sue  Memorie,annotava:

“Sul declinare di questo secolo (siamo nel XV secolo,cioè sul finire del 1400) si viddero sorgere ad abbellire la città  parecchi pubblici edifizi.Circa il fine di Giugno

 (1475) furono gettate le fondamenta  dell’elegante campanile della nostra  Chiesa di Santa Maria  della Piazza,oggi Cattedrale.

Trovavasi  Abate Commendatario  del Monastero di Roti,cui spettava la Chiesa , Bartolomeo  Colonna di Scio .

Egli raccolse  all’oggetto elemosine dai fedeli ,ed affidò l’opera ad alcuni artisti Milanesi.

Nel muro dello stesso campanile ,a manca di chi sale la scala dell’organo (ma oggi si deve far riferimento al muro laterale del campanile,che si vede entrando nella  chiesa  dalla porta di destra),è incastrata una lapide  che conserva memoria dell’edifizio “.

E che il lavoro fosse affidato ad “artisti”,cioè ad esperti della muratura  della Lombardia,è confermato da atti notarili che contengono il contratto tra gli stessi e l’abate commendatario di Roti,abbazia benedettina presso Braccano,da cui dipendeva la chiesa matelicese.allora parte dalla diocesi di Camerino .

Nel contratto sono indicati “i piedi” di altezza e larghezza,i materiali di cui servirsi, come tutte le modalità ed i tempi di esecuzione.

Sono gli anni in cui è già stato innalzato il Palazzo Ottoni e si è dato corso a molti altri edifici  in cui esperti “lapicidi”,”architetti”e muratori hanno dato il meglio della loro bravura.

La loro provenienza  è il “laco maiore”,cioè il Lago Maggiore,la zona di Lugano,””Mediolano”,cioè Milano;a volte sono indicati con la dizione di “longobardi”,cioè lombardi.

I lavori dovettero protrarsi per anni se il notaio matelicese  Ser Dominicus, il 25 ottobre dell’anno 1484,a nove anni dall’inizio degli stessi,stila un atto relativo  alla Locatio campanily Ecclesie  Sancte Marie(Locazione del campanile della Chiesa di Santa Maria )

Evidentemente proseguono i lavori e ci si accorda tra  l’Abate commendatario Bartolomeo Colonna da Chio (“Dominus Bartholomeus de Colunnis de Chio,Commendatarius  Monastery de Rotis “),Fratello Lorenzo di Francesco della chiesa di Santa Maria della Piazza di Matelica (“frater Laurentius Francisci ecclesie Sancte Marie de platea de Matellicha”),mastro Glugliemo  di Taddeo Biciara Bonora,Giovanni di Pietro,Matteo di Grazia,Giovanni di Giacomo(..?...) di detta chiesa ,che diedero l’incarico dei lavori ad Antonio di Giacomo del Lago Maggiore,a Giacomo di Tommaso del Lago Maggiore ,a Giorgio di Giovanni di detto luogo,a Piero di Antonio di detto luogo,presenti ,che accettano  per la somma pattuita e che si impegnano ad eseguire  i lavori “mesurando  more solito in terra Matellice”,per elevare il campanile per “40 pedes per altitudinem”,cioè per  40 piedi di altezza.

Si impegnano inoltre ad eseguire i lavori a regola d’arte,come fanno i migliori capimastri,dal momento del contratto fino alla festa di sant’Andrea per poi riprenderli subito dopo, fino a compimento ( “fideliter murare et hedificare fideliter et bene ,more bonorum magistrorum, ad hodie  in posterum continuato  tempore usque ad festum Sancti Andree”).

Cureranno inoltre con lo stesso scupolo le armature (armaturas) e quanto è opportuno per la migliore riuscita del lavoro.

Tutto ciò mentre sedeva sul soglio pontificio papa  Urbano VIII.,succeduto a Sisto IV.

Con ogni probabilità   gli occupati nei lavori del campanile erano “a pogione” per la notte presso la “fraterneta di Santa Croce”che aveva i suoi locali presso la piazzatta adiacente al Museo Piersanti  e che reca  come via ancora quel nome.

In  documenti della stessa risultano i pagamenti  per “uno licto”,cioè per un letto,lenzuola e cuscino di “Giuagni lombardo”,”mastro Macteo  lombardo”,”Mastro Baptista”.

E molti altri sono i nomi registrati ,impegnati in questa come nella costruzione   di altri edifici matelicesi.

Sono gli anni in cui esercitano il vicariato sulla città Antonio ed Alessandro Ottoni,incrementando attività e abbellendo  con edifici e porte il  centro storico.

Matelica è un centro “internazionale”:per le sue strade  si potrebbero incontrare “Magister Johannes Albanensis”,Mastro Giovanni albanese,Gregorio di Feliziano Vasaro,gli ebrei Abramo di Salomone,Elia,Deodato e Servo ,figli di Elia, Daniele,Ajuto di Angelo ,e poi Mastro Battista Tessaro,Marco di Milano (de Mediolano),Stefano di Albania(Stefanus de Albania),Leonello perugino,Antonio da Como,Carlo di Antonio da Parma,Tiberio e Paolo da Ferrara,Calisto di Pietro da Siena ,Alessandro “molinarius” da Bologna,solo per citare alcuni nomi.

A questi si accompagnano nomi femminili come Beatrice, Filippa,Franceschina,Lucrezia,Contessa,Barbara,Befania.Tre esse spicca Donna Emilia,moglie di Ranuccio Ottoni, figlia naturale di Cesare Varano,signore di Camerino.

E’ fiorente  in città la lavorazione dei panni di lana che dà luogo a floridi commerci.

E mentre i maestri muratori ,mattone su mattone,innalzano il bel campanile  in onore della Trinità e della Vergine Maria,l’abate di Roti innalza un altro capolavoro :fa nascere a Matelica una delle prime  tipografie a caratteri mobili,tra le prime in Italia ed in Europa,nel 1473,stampando  La vita della Vergine  Maria,poemetto in terzine di un autore vissuto nel Quattrocento,Antonio Cornazzano.

Di quest’opera si sono occupati Marcello Boldrini,illustre studioso matelicese che ha insegnato nelle Università di Milano e di Roma, che  fu inoltre presidente dell’Eni, e altri studiosi.

Ancora oggi   commuove la tenerissima  espressione del fedele che si rivolge a Maria con accenti di grande fede  :

 

Io so,Vergine bella,che cavasti

tante migliaia d’anime dal limbo;

Tu poi dunque salvarmi e questo basti

che in mar turbato io son con fragil cimbo.

 

Nella tempesta della vita  è Lei  che dà la salvezza ed intercede per ogni uomo,come Madre dell’umanità intera.

E’ questo il secondo monumento che Bartolomeo Colonna erige a Maria,oltre la cattedrale che precedette,con il suoi lavori,quelli dello stesso campanile.

Infatti pare che siano stati affidati agli stessi architetti e maestri della muratura,Costantino e Giovanni Battista da Lugano ,a cui si deve il palazzo Ottoni e ,vicino Visso,il bellissimo santuario di Macereto,intitolato alla Vergine di Macereto e di Loreto.

Presenza preziosa quella di questo personaggio,originario di un’isola  che fa parte delle Sporadi,venuto in Italia dopo che, nel 1453, i Turchi avevano conquistato Costantinopoli,centro dell’impero d’Oriente .

Egli rimase per qualche anno a Roma,presso il pontefice .Uomo di cultura,umanista ,copista alla Vaticana,autore nel 1425 di una descrizione dell’isola di Creta,abate a Roti,stampatore ,diede vita a tante iniziative a cui si aggiunge sempre l’avverbio“feliciter”,cioè felicemente.

E felicemente per noi matelicesi è approdato nella nostra terra per darci capolavori d’arte e di cultura.

E quando  in ogni stagione ammiriamo  il nostro elegante,bellissimo campanile,nel sole che abbaglia o nelle fredde giornate d’inverno,ricordiamo tutto questo,ma soprattutto ricordiamo l’omaggio  che da secoli si eleva in onore della  Madre di Dio nel cielo matelicese che sa sempre trovare i colori capaci di esaltarne la bellezza e il significato ideale.

 

Fiorella Conti

 

Testo della lapide conservata nella Concattedrale di Santa Maria Assunta

 

SIXTII IIII PONT. MAX. AN.IIII  SUB

REGULIS M.ANTONIO ET ALEXA

DRO DE OTTONIBUS PRO S.S.R.E

IN TEMP.VICARIIS M.CCCC .LXXV

V.KE IULII AD LAUDEM  INDIVI

DUAE TRINITATIS BEATAEQZ MA

RIAE VIRGINIS BARTHOLOMEUS

DE COLUNIS DE CHIO  MONAST.S.

M.DE ROTIS IN TEMP.ET SPIR.PER

PETUUS COMEN.MULTORUM ELI

MOSINIS HOC CAMPANILE  EX

FUNDAMENTIS INITIAR. CURAVIT

            FELICITER

 

Bibliografia

Giovan Battista Razzanti,Memorie civili ed ecclesiastiche,manoscritto,sec.XVIII,ASCM

C.Acquacotta,Memorie di Matelica,Ancona 1838,voll.I e II

S.Bigiaretti,Storia popolare di Matelica,Tipografia Elzeviriana,Matelica 1924

Picenum.,anno 1912

Marcello Boldrini,Zibaldone,ed.Cisalpino,Milano,1947

Celestino Pierucci,L’abbazia  di S.Elena dell’Esino,Edizioni Camaldoli,1981

O.Turchi,Camerinum Sacrum,Romae 1762

A.Ricci,Memorie storiche  delle arti e degli artisti della  Marca d’Ancona,Macerata 1834

P.Grossi,Le abbazie benedettine nell’alto medio evo italiano,Firenze,1957

A.Bricchi,Matelica e la sua Diocesi,Chiesa di Matelica,Matelica 1988

Notizie sono state ricavate  dai Registri dell’Archivio Storico della Parrocchia di Santa Maria Assunta di Matelica e  dagli atti notarili(Nicolaus Joannis) di Matelica conservati presso l’Archivio di Stato di Macerata,sezione di Camerino.