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Operò nel Centro
Sud delle Marche dove la Chiesa di Roma esercitava un controllo diretto e più
forte
dell’Ortodossia e difendeva, soprattutto, la figure della Vergine e dei Santi
maggiormente
attaccati dai
riformatori.
Il decreto sulle
arti è il "Decretum de invocatione sanctorum": di qui
l’affermazione che "I Vescovi
insegnino che il
popolo deve essere istruito, eccitato per mezzo delle storie della nostra
Redenzione
espresse con
pitture o simili mezzi...; allora si percepisce dalle immagini sacre gran
frutto, non solo
perché il popolo
viene istruito sui benefici e sulle grazie ricevute da Cristo, ma anche perché,
mettendo
sotto gli occhi
dei fedeli i miracoli di Dio, dei santi, e salutari esempi, essi ne ringrazino
Dio e
conformino la
loro vita e le loro azioni a quelle dei Santi e siano eccitati ad adorare ed
amare Dio
e a coltivare la
pietà".
L’osservanza
delle norme del Concilio fu richiesta, gradualmente, agli artisti da parte della
Chiesa
e Simone vi
aderì progressivamente trovando in questo Verismo un fatto liberatorio per la
sua arte.
La sua fu una
partecipazione attiva, ricca di emozioni che coinvolgono, ancora oggi, il
visitatore.
Nel 1569 con gli
affreschi della Cappella della Passione Simone si impone come vero pittore dalle
idee già mature
e con la chiara volontà di affrontare in modo nuovo, seppur obbediente alle
nuove
indicazioni della
Chiesa, i momenti più drammatici della storia e della Passione di Cristo. La
Cappella
presenta aspetti
di straordinaria originalità soprattutto nel momento in cui, rifiutata la
sequenzialità
logica o
temporale, l’autore presenta i vari quadri degli episodi narrati come
provocazione alla singola
lettura del
pellegrino, in grado di suscitare nella mente e nel cuore dello stesso
sensazioni uniche e
personali, ma di
valore catartico, universale, come se, di volta in volta, il lettore errante
potesse o
dovesse
ritrovarsi in Palestina, attore e fruitore della più immane delle tragedie:
l’umana crocifissione
della divinità.
Dopo questa
grande opera a Matelica, Simone nel 1569 dipinge la Deposizione dalla Croce
nella
Chiesa del
Carmine a Ripatransone, nel 1570 il Presepe di Fabriano, nel ’74 la pala della
Chiesa di
S. Pietro di
Castello ad Ascoli Piceno e nel ’76 la Deposizione nella Chiesa dei Cappuccini
a Potenza
Picena
sviluppando, in maniera autonoma, l’uso della luce che è protagonista e che,
pur originandosi
dall’interno
della coscienza, riesce a creare uno spazio particolare. Egli si riconosce,
coscientemente,
come originale
discepolo di Lorenzo Lotto di cui amplifica le più interessanti novità
tecniche e si
fa egli stesso
proponente della rinnovata dottrina e valido innovatore dell’arte tanto da
essere
"nomato"
"El Greco marchigiano".

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